Sinceramente, qual' è
oggi il reale significato di orchestra, o meglio,
qual'è la peculiarità che può
distinguerla, quando all'interno della stessa
gravita un numero di musicisti che puntualmente
si sposta da una formazione all'altra?
Fino dalla sua creazione la nostra orchestra,
nata con la denominazione "Orchestra Amedeo
Modigliani", ha avuto l'intenzione di accogliere
e raccogliere musicisti prevalentemente livornesi
o limitrofi allo scopo di diventare un punto
di riferimento e un gruppo in cui continuare
a formarsi. Questo è avvenuto sebbene
solo in parte e la riconoscibilità e
l'affidabilità soprattutto di alcune
sezioni è sempre stata una nostra prerogativa.
Ma si sa, l'esigenza di doversi creare un circuito
di orchestre per "farsi conoscere"
porta talvolta gli strumentisti, specie gli
archi, a spostarsi da un gruppo all'altro. Eccezion
fatta per le orchestre stabili,
che in Toscana sono due, entrambe fiorentine,
le altre formazioni possono fornire soltanto
tipologie di lavoro saltuario. Crediamo che
la nostra orchestra possa identificarsi prima
di tutto con lorganizzazione e in secondo
luogo con la presenza di una parte di organico
riconoscibile che arrivi a plasmare un proprio
suono e una propria personalità.
Su quante giornate di
prova sono organizzate le produzioni del Teatro
dell'Opera e quante quelle per i teatri stabili?
Generalmente variano da tre a quattro giornate,
compresa una prova di assestamento il giorno
stesso della recita.
Nei teatri stabili si hanno periodi mediamente
di 7 o 10 giorni anche per opere di repertorio.
Le orchestra vivono un
grande periodo di crisi, alcune minacciano la
chiusura; provvedimenti che adotterebbe nell'immediato...
Le orchestre dovrebbero semplicemente suonare
di più. I musicisti, specie quelli delle
Fondazioni Liriche sono spesso troppo legati
da sistemi di tutela burocratica e sindacale
che impediscono questo. Bisogna recuperare la
passione e l'amore per questa meravigliosa professione
e avere il coraggio di andare anche contro certi
sistemi se si vuol sentire la differenza tra
qualità e quantità. La mia esperienza
di orchestrale mi ha portato a considerare più
dinamiche e entusiasmanti le orchestre meno
burocratizzate. Il diritto e il dovere sono
sacrosanti ma se manca il piacere il nostro
lavoro non funziona. Ecco, io ripartirei da
questo.
Quanto conta l'insegnamento
e la pratica orchestrale già dal periodo
dei primi corsi di studio?
Moltissimo. La musica d'insieme è
un momento insostituibile di crescita musicale,
critica e di socializzazione. Si dovrebbe iniziare
fin da subito a far partecipare i giovanissimi
alla pratica d'orchestra. A Livorno, all'Istituto
Mascagni, esisteva una delle pochissime e primissime
classi di esercitazioni orchestrali fin dagli
anni settanta che è stata uno strumento
efficacissimo per la formazione del futuro musicista.
Merito della lungimiranza dell'allora direttore
Cesare Chiti e dei docenti Massimo De Bernart
e Lorenzo Parigi.
Una triste scelta: o
lascia il ruolo di primo clarinetto o quello
di responsabile d'orchestra...
Spero di essere all'altezza di continuare
a sostenere entrambi i ruoli con la passione
che ho sempre dimostrato. Ho sostenuto il ruolo
di responsabile orchestra in altri teatri senza
suonare e non nascondo che un po' di sofferenza
l'ho provata. Ma qui mi sento "a casa"
e finchè potrò non rinuncerò
ad entrambi i ruoli.